La rete fibrosa

Pubblicato il 27 Aprile 2005

à‚© Elsevier Science Limited 2002. All rights reserved.Edizione originale Elsevier Science Limited 2002. à‚© Thomas Myers. All rights reserved.

Le tre reti olistiche

La rete fibrosa

Non può sorprendere, dato il nostro argomento, che il sistema fasciale sia il nostro terzo sistema di comunicazione di tutto il corpo; la sola sorpresa è quanto poco l’importanza di questa rete sia stata riconosciuta, fino a tempi recenti, e studiata come un tutto (Fig. 1.16).
Fig. 1.16 A. Vesalio mostra la rete fibrosa nel modo familiare - come uno strato di muscoli - ma gli strati sovrapposti di tessuto fasciale sono stati rimossi. B. La seconda vista mostra uno strato pià ¹ profondo di muscolatura; i setti fasciali riempirebbero tutti i vuoti e le linee tra i i muscoli. In (B), notare la linea nera che si estende dal fondo del diaframma fino all'arco plantare, e confrontarla con la linea frontale profonda (vedere Cap. 9). (Riprodotto da Dover Publications, NY, per gentile concessione.)
Se dovessimo rendere invisibili tutti i tessuti del corpo tranne gli elementi fibrillari del tessuto con-nettivo è principalmente collagene, ma anche con l’aggiunta di un pò di elastina e reticolina è vedremmo tutto il corpo, dentro e fuori, in un modo simile a quello delle reti neurale e vascolare, sebbene le aree di densità sarebbero ancora una volta differenti.
Ossa, cartilagine, tendini e legamenti sarebbero spessi di fibra simile a cuoio, cosicchà © l’area intorno a ciascuna articolazione sarebbe particolarmente ben rappresentata. Ciascun muscolo avrebbe questo rivestimento e si troverebbe immerso in una rete cotonosa che circonda ogni cellula muscolare o gruppo di cellule. La faccia sarebbe meno densa, come gli organi pià ¹ spugnosi, sebbene anche questi sarebbero circondati da uno o due involucri pià ¹ densi e robusti. Benchà © sia disposta per piani ripiegati, sottolineiamo ancora una volta che nessuna parte di questa rete è distinta o separata dalla rete intesa come un tutto; ciascuna di queste reti composta da involucri, filamenti, foglietti (e di cuoio?) è collegata a ciascuna altra, dalla testa ai piedi. Il centro di questa rete sarebbe il nostro centro meccanico di gravità , collocato in un corpo eretto nel mezzo della parte inferiore del ventre.
L’affermazione esplicita è che, come le reti neurale e vascolare, la rete fasciale permea il corpo per essere parte dell’ambiente di ciascuna cellula. Senza il suo sostegno, il cervello sarebbe una crema che gocciola, il fegato si spargerebbe nella cavità addominale, e noi finiremmo come una pozzanghera ai nostri piedi. Solo nei lumi aperti dei tratti respiratorio e digerente è assente la rete legante, rafforzante, connettente e separante della fascia. Anche nei vasi circolatori, riempiti di sangue circolante, che è in se stesso un tessuto connettivo, esiste il potenziale perchà © si formi una fibra in ogni momento in cui abbiamo bisogno di un coagulo.
Non potremmo estrarre un centimetro cubico di carne, lasciando perdere la libbra di Shylock, senza incontrare questa rete di collagene. Con qualsiasi tocco pià ¹ forte di quello di una piuma, entriamo in contatto con il tono di questa rete, registrandolo, e che ne siamo consci o no, influenzandolo, qualunque sia la nostra intenzione. Al contrario della rete neurale e vascolare, la rete fasciale non è stata nà © disegnata nà © dipinta da sola fino a oggi. La rappresentazione pià ¹ vicina di Vesalio è la familiare visione del corpo dello scorticato, che certamente ci fornisce qualche idea della grana del tessuto del corpo fibroso, ma in realtà rappresenta la miofascia - muscolo e fascia insieme, con una forte enfasi sul muscolo. Vi è un pregiudizio che è stato continuato in molte anatomie, comprese quelle in am-pio uso oggigiorno: la fascia è largamente rimossa per dare accesso visivo a muscoli e altri tessuti sot-tostanti.[1]
Questo ha contribuito al formarsi di un’attitudine generale che vede la rete fasciale come una impalcatura “morta” intorno alle cellule, che deve essere divisa e buttata via nel cammino verso la “roba buona”. Per adesso facciamo fatica a rovesciare questa tendenza al fine di creare un quadro della rete fasciale con tutto il resto rimosso, comprese le fibre muscolari.
Nuovi metodi di rappresentare l’anatomia ci hanno portato molto vicino a questo quadro. Il terapista di Integrazione Strutturale, Jeffrey Linn,[2] usando il set di dati del Visibile Human Project, ha creato la Figura 1.17 eliminando matematicamente tutto ciò che non è fascia in una sezione della coscia; per ora, la migliore approssimazione che possediamo di un “umano fasciale” (Fig. 1.17).
Fig. 1.17 Una rappresentazione dei piani fasciali della coscia realizzate da un esperto certificato di Rolf, Jeffrey Linn, usando dati provenienti dal Visibile Human Data Project della National Libray (Riprodotto da Jeffrey Linn per gentile concessione.)
Se potessimo immaginare di estendere questo metodo a tutto il corpo (un processo laborioso che è attualmente in corso), avremmo una visione anatomica completamente nuova. Vedremmo i foglietti fasciali che organizzano i fluidi corporei in aree di flusso. Riconosceremmo i setti intermuscolari per il fatto di essere in realtà i fili che sostengono il pupazzo. Le articolazioni rappresentate in modo denso si rivelerebbero come il sistema di movimento dell’organo di tessuto connettivo. Ci vorrà un pò di tempo prima che tali metodi possano essere usati per mostrare l’intero sistema fasciale, perchà © esso includerebbe (come questa figura non fa, ma la Fig. 1.18 sè) il cotone che pervade ogni muscolo, e anche il sistema perineurale di oligodendriti, cellule di Schwann, cellule gliali e grassi di accompagnamento che permeano il sistema nervoso, e il complesso di involucri, legamenti e reti di ragno che contengono, fissano e organizzano i sistemi degli organi ventrali (Fig. 1.18).
Fig. 1.17 Una rappresentazione dei piani fasciali della coscia realizzate da un esperto certificato di Rolf, Jeffrey Linn, usando dati provenienti dal Visibile Human Data Project della National Libray (Riprodotto da Jeffrey Linn per gentile concessione.)<br />
Fig. 1.18 Le fibre endomisiali che collegano intimamente ciascuna fibra muscolare a ci&ògrave; che sta intorno, e le permettono di funzionare con il resto per produrre un'azione efficace. Ciascuna di queste fibre fasciali è parte di e in contatto con un continuum di tutto il corpo. (Riprodotto da Ronald Thompson per gentile concessione.)
Se potessimo poi mettere tale rappresentazione in movimento, vedremmo le forze di trazione e compressione che cambiano attraverso questi strati e piani, incontrandosi e adeguandosi a tutti i movimenti normali.
Un pompelmo fornisce una buona metafora per ciò che stiamo cercando di visualizzare. Immaginate di poter magicamente estrarre tutto il succo da un pompelmo senza disturbare la struttura all’interno. Avreste ancora la forma del pompelmo intatta, e vedreste tutte le pareti di supporto degli spicchi, pià ¹ tutte le pareti che separano le singole cellule di succo all’interno di ciascuno spicchio. La rete fasciale ci fornisce lo stesso servizio, con l’unica eccezione che è costruita da collagene pieghevole invece che dalla pià ¹ rigida cellulosa. Gli involucri fasciali organizzano il nostro “succo” in fasci discreti, resistendo alla chiamata della gravità che lo raccoglierebbe sul fondo. Questa funzione di dirigere e organizzare i fluidi all’interno del corpo è primaria per comprendere come la terapia manuale o cinetica di questa matrice può influire sulla salute.
Quando si fa rotolare il pompelmo sotto la mano prima di spremerlo, si rompono queste pareti e il pompelmo diventa pià ¹ facile da spremere. Il lavoro fasciale (ovviamente applicato in modo pià ¹ giu-dizioso) opera pià ¹ o meno allo stesso modo nell’uomo, lasciando i nostri “succhi” pià ¹ liberi di fluire verso aree altrimenti pià ¹ “asciutte” della nostra anatomia. Se aggiungiamo gli elementi interfibrillari o la sostanza fondamentale al nostro umano fasciale, il quadro si riempie sostanzialmente, rendendo le ossa opache con i sali di calcio, la cartilagine translucida con la condroitina e l’intero “mare” di spazio intercellulare gommoso con i glicosaminoglicani acidi.
Vale la pena mettere a fuoco il nostro microscopio per un momento, per vedere questa colla zuccherina in azione. Nella Figura 1.19 immaginiamo noi stessi a livello cellulare (simile alla Figura 1.3)
Fig. 1.19 Il plasma, chiamato fluido interstiziale quando è spinto attraverso le pareti dei capillari, deve passare attraverso le forche caudine della matrice del tessuto connettivo - sia fibroso sia interfibrillare (sostanza fondamentale) - per portare il nutrimento e altre molecole messaggere alle cellule bersaglio. Pià ¹ densa è la rete di fibre e meno idratata la sostanza fondamentale, pià ¹ difficile diventa il compito. Le cellule perse nei
Le cellule sono state deliberatamente lasciate in bianco e indefinite; potrebbe trattarsi di qualunque tipo di cellula: cellule epatiche, cellule cerebrali, cellule muscolari. Vicino vi è un capillare; quando il sangue è spinto nel capillare da una sistole cardiaca, le sue pareti si espandono e un pò di sangue è forzato è la parte plasmatica, visto che gli eritrociti sono troppo rigidi per passare attraverso le pa-reti del capillare è nello spazio interstiziale.
Questo fluido porta con sè ossigeno, nutrienti, e messaggeri chimici condotti dal sangue, tutti destinati a queste cellule. In mezzo giace ciò che occupa il reame intercellulare: le fibre di tessuto connettivo, la sostanza fondamentale interfibrillare mucoide, e il fluido interstiziale stesso, che è molto simile al plasma sanguigno e alla linfa.
Quanto facilmente i nutrienti riescono ad arrivare alle cellule bersaglio è determinato da:

  1. la densità della matrice fibrosa
  2. la viscosità della sostanza fondamentale.

Se le fibre sono troppo dense, o se la sostanza fondamentale è troppo disidratata e viscosa, allora queste cellule saranno meno nutrite e idratate. Aprire entrambi questi elementi per permettere un libero flusso di nutrienti verso le cellule e un’espulsione, da queste, dei prodotti di rifiuto è una delle intenzioni di base di questo manuale e dell’intervento del movimento, senza considerare il valore educativo che tali concetti possono avere. La condizione delle fibre e della sostanza fondamentale è ovviamente in parte determinata da fattori genetici, nutrizionali e anche dall’esercizio, ma le aree locali possono essere soggette a “ostruzioni” a causa di entrambi questi due meccanismi quando uno sforzo eccessivo, un trauma o un movimento insufficiente hanno permesso che tale ostruzione si verificasse. Una volta che l’ostruzione è dispersa, con qualunque mezzo, il libero flusso di sostanze chimiche verso e dalla cellula permette alla cellula stessa di smettere di funzionare in una modalità di solo metabolismo di “sopravvivenza”, per riprendere la sua funzione “sociale” specializzata, che si tratti di contrazione, secrezione o conduzione.
Tornando a un livello macro, abbiamo bisogno di una nota finale sulla distribuzione della rete in generale: vale la pena di fare una separazione, solo per l’analisi clinica, tra gli elementi fibrosi che si trovano nelle due principali cavità corporee dorsale e ventrale (Fig. 1.20).
Fig. 1.20 Il soggetto di questo libro è la miofascia nel telaio locomotore del corpo. Ma la rete di tessuto connettivo si estende anche nelle cavità   dorsali e ventrali, per circondare e rivestire gli organi. (Riprodotto da Gray 1995 per gentile concessione.)
La dura madre, lo strato aracnoide e la pia madre sono involucri di tessuto connettivo che circondano e proteggono il cervello, e sono a loro volta circondati e immersi nel fluido cerebrospinale (CSF). Queste membrane si formano dalla cresta neurale, una speciale area alla congiunzione tra il mesoderma e l’ectoderma nell’embrione in sviluppo.[3]
Interagiscono con il sistema nervoso centrale e il CSF producendo una serie di pulsazioni palpabili all’interno della cavità dorsale, e per estensione, nella rete fasciale come un tutto.[4]
Queste pulsazioni sono ben note agli osteopati craniali e agli altri che le usano terapeuticamente, sebbene il meccanismo non sia ancora ben compreso e l’esistenza di questi movimenti a onda sia ancora negata da qualcuno.[5]
Oltre ai miliardi di neuroni che formano il cervello e il midollo spinale, vi sono, all’interno della cavità dorsale, ulteriori cellule del tessuto connettivo: le cellule di sostegno che circondano e pervadono l’intero sistema nervoso, chiamate “rete perineurale”. Questi astrociti, oligodendrociti, cellule di Schwann e neu-roglia sono presenti, secondo Charles Leonard[6] “in numero maggiore [dei neuroni] ma hanno ricevuto meno attenzione perchà © non si riteneva che fossero direttamente coinvolti nella trasmissione nervosa”. Ora essi stanno cominciando a gettare ombra sulle brillantezza delle prestazioni dei neuroni. Durante lo sviluppo, le cellule di supporto guidano i neuroni alla loro destinazione finale, gli forniscono nutrimento, creano barriere protettive, secernono sostanze chi-miche neuroprotettive, e letteralmente forniscono la colla e lo scheletro per tenere insieme il sistema nervoso.
Se potessimo estrarre il sistema perineurale intatto dal corpo, esso mostrerebbe l’esatto contorno del sis-tema nervoso, poichà © ciascun nervo, sia centrale sia periferico, è coperto o circondato da questo sistema perineurale. Questi rivestimenti rendono pià ¹ veloce la trasmissione dei segnali nervosi (le fibre mieliniche trasmettono pià ¹ velocemente delle fibre amieliniche). Molte cosiddette patologie “nervose”, come il par-kinsonismo, la poliomielite, la neuropatia diabetica o la sclerosi multipla, sono dovute in effetti a problemi della neuroglia che interrompe il facile lavoro dei nervi stessi.
Le cellule perineurali hanno inoltre un proprio sistema di trasmissione dei segnali, forse un precursore pià ¹ antico delle capacità digitali altamente specifiche della trasmissione neuronale. Nel funzionamento normale e nella guarigione delle ferite, le onde lente della corrente DC che corre lungo la rete perineurale aiutano a organizzare generazione e rigenerazione, e potrebbero agire come una specie di “pacemaker” di integrazione per l’organismo.[7]
Nello sviluppo embrionale, le cellule perineurali assumono un ruolo morfogenetico. Per esempio, le cellule della neocorteccia si sviluppano nel profondo del cervello ai bordi dei ventricoli. Tuttavia esse devono collocarsi in modo incredibilmente preciso in uno strato spesso esattamente sei cellule, proprio sulla superficie del cervello. Questi neuroni in sviluppo usano lunghe estensioni di neuroglia circostante, sci-volando sull’estensione come un pompiere sul palo, accompagnate alla loro precisa posizione finale sulla superficie del cervello dalla rete di tessuto connettivo di sostegno.[8]
A malapena si può resistere alla tentazione di saltare alla conclusione e dare a questa rete perineurale un ruolo nella coscienza.[9]
Nella cavità ventrale, la rete fibrosa organizza i tessuti organici, fornendo un pò del sostegno trofico e morfogenetico cui ci si riferiva all’inizio di questo capitolo nella citazione dal Gray, e a cui faremo ritorno pià ¹ avanti. Gli involucri che circondano cuore, polmoni e organi addominali sono generati dai rivestimenti del celoma durante lo sviluppo embrionale. Il risultato è una serie di differenti densità di organo “conglomerate” in involucri di tessuto, legate pià ¹ o meno strettamente alla colonna vertebrale e l’una con l’altra, e mosse in un raggio limitato dalle continue onde del diaframma muscolare nel mezzo, e in modo minore anche da altri movimenti corporei. Il fisioterapista e osteopata francese Jean-Pierre Barral ha fatto una interessante osservazione: queste superfici che si interfacciano con membrane sierose che si muovono l’una sull’altra potrebbero essere pensate come una serie di “articolazioni” tra organi.[10]
Egli ha compiuto uno studio affascinante sulla normale escursione degli organi all’interno dei loro involucri fasciali durante la respirazione, e anche sulla loro motilità intrinseca (un movimento simile a quello della pulsazione craniosacrale descritto sopra). Secondo Barral, i legamenti che legano questi organi alle strutture circostanti determinano i loro normali assi di movimento. Qualsiasi minore aderenza aggiuntiva che restringe o devia questi movimenti (che sono, dopotutto, ripetuti pià ¹ di 20.000 volte al giorno) può influire negativamente non solo sulla funzione degli organi nel tempo, ma anche espandersi alla struttura miofasciale circostante.
Se la cavità dorsale contiene una sezione della rete fibrosa, e la cavità ventrale un’altra, l’argomento che tratta il nostro libro è il terzo segmento della rete fasciale: la miofascia del sistema locomotore che circonda entrambe queste cavità . E’ interessante che un approccio terapeutico sia stato derivato per ciascuna di queste sezioni della rete fasciale. I terapisti della manipolazione sia viscerale sia craniale ipotizzano che gli effetti dovuti a distorsioni e restrizioni nei rispettivi sistemi siano riflessi nella struttura muscoloscheletrica. Questa è un’asserzione che non abbiamo desiderio di confutare, sebbene assumiamo che tali effetti si esplichino in entrambe le direzioni. Per essere chiari, il nostro dominio per il resto del libro è (arbitrariamente) confinato a quella porzione dell’intera rete fasciale che comprende il sistema miofasciale “volontario” attorno allo scheletro.

Variabile Neurale Fluida Fibrosa
Tutte le reti
Tutti tubolari
Tipo di tubo Unicellulare (neurone) Pluricellulare (capillare) Prodotti cellulari (fibrille)
Informazione Codificata in digitale/binario Chimica Meccanica trazione/compressione)
Velocità di trasmissione Secondi Minuti-ore 1. Velocità del suono
2. Giorni/anni
Coscienza Memoria temporale Memoria emozionale ?Sistema di credenze
Le cellule del tessuto connettivo creano una sorprendente
varietà di materiali da costruzione alterando una limitata varietà di
fibre ed elementi interfibrillari. La tabella mostra solo i principali
tipi di tessuti connettivi strutturali, dal pià ¹ solido al pià ¹ fluido.

Note all’articolo:
  1. 24. Netter F. Atlas of human anatomy. 2nd edn. East Hanover, NJ: Novartis; 1997.
    25. Clemente C Anatomy: a regional atlas. 4th edn. Philadelphia: Lea and Febiger; 1995.
    26. Rohen J, Yoguchi C. Color atlas of anatomy. 3rd edn. Tokyo: Igaku-Shohin; 1983.
  2. Access to a movie version of this image plus many other fascinating views can be obtained via
    members.aol.com/crsbouquet/intro.html
  3. Moore K, Persaud T. The developing human. 6th edn. London: WB Saunders; 1999.
  4. 29. Magoun H. Osteopathy in the cranial field. 3rd edn. Kirksville, MO: Journal Printing; Upledger J, Vredevoogd J. Craniosacral therapy. Chicago: Eastland Press; 1983.
    30. Milne H. The heart of listening. Berkeley, CA: North Atlantic Books; 1995.
  5. (31. Ferguson A, McPartland J, Upledger J et al. Craniosacral therapy. JBMT 1998; 2(1):28-37.
    32. Chaitow L. Craniosacral therapy. Edinburgh: Churchill Livingstone; 1998.)
  6. Leonard CT. The neuroscience of human movement. St Louis: Mosby; 1998.
  7. 34. Becker RO, Selden G. The body electric. New York: Quill; 1985.
    35. Becker R. A technique for producing regenerative healing in humans. Frontier Perspectives 1990; 1:1-2.
    36. Oschman J. Energy medicine. Edinburgh: Churchill Livingstone; 2000:224.
  8. Kunzig R. Climbing up the brain. Discover 1998; 8/98:61-69.
  9. 38. Oschman J. Energy medicine. Edinburgh: Churchill Livingstone; 2000:ch 15.
    39. Becker R. Evidence for a primitive DC analog system controlling brain function. Subtle Energies 1991; 2:71-88.
  10. Barral J-P, Mercier P. Visceral manipulation. Seattle: Eastland Press; 1988.

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