La filosofia
Edizione originale Elsevier Science Limited 2002. © Thomas Myers. All rights reserved.
Introduzione: stendere i binari
La filosofia

Ciò che porta alla guarigione risiede nella nostra capacità di ascoltare e di percepire, più che nell’applicazione della tecnica. Tale, perlomeno, è la premessa di questo testo.
Scopo del libro non è favorire una tecnica a scapito di un’altra, e neppure postulare un meccanismo perchè ogni tecnica funzioni. Tutti gli interventi terapeutici, qualunque sia il loro genere, sono una conversazione fra due sistemi intelligenti. Che il meccanismo della modificazione miofasciale sia dovuto a un semplice rilassamento muscolare, allo sblocco di un punto di inserzione, a una variazione dell’equilibrio chimico sol/gel della sostanza fondamentale, a un allungamento delle fibre di collagene, alla regolazione dei fusi muscolari o degli organi tendinei del Golgi, a una trasformazione dell’energia o a un cambiamento di attitudine, non è affatto importante nella discussione sui meridiani miofasciali. E’ possibile utilizzare lo schema dei meridiani miofasciali per capire il più vasto pattern dei rapporti strutturali dei propri pazienti e successivamente applicare qualsiasi tecnica si abbia a disposizione per risolvere quel pattern.
Oggi, oltre ai tradizionali campi della fisioterapia, della fisiatria e dell’ortopedia, viene offerto un vasto assortimento di metodi aventi come oggetto i tessuti molli e il movimento, e una più ampia gamma di tecniche osteopatiche, chiropratiche ed energetiche, come pure interventi psicoterapeutici su base somatica. Sembra che ogni giorno spuntino in questo campo nomi nuovi di zecca, benchè a dire il vero, ci sia molto poco di effettivamente nuovo sotto il sole della manipolazione. Abbiamo osservato che qualsiasi prospettiva di approccio può essere efficace, senza tener conto del fatto che la spiegazione offerta per la sua efficacia in definitiva persuada.
Attualmente, più che alla sperimentazione di nuove tecniche, la richiesta è diretta alla realizzazione di nuove premesse che portino a nuove strategie da applicarvi, e nuove premesse utili sono molto più difficili da trovare rispetto a nuove tecniche apparentemente utili.
Quindi il punto di vista assunto apre a sviluppi significativi in questo campo, innovando la prospettiva attraverso la quale il corpo viene visto. I meridiani miofasciali sono una prospettiva di questo genere, un modo globale di guardare i pattern muscolo-scheletrici che porta a nuove strategie educative e curative.
Molto del lavoro di manipolazione degli ultimi 100 anni, come la maggior parte del nostro pensiero per almeno 500 anni, si è basato su un modello meccanicistico e riduzionistico, la lente del microscopio (Fig. In. 2). Continuiamo a esaminare le cose scomponendole in parti sempre più piccole, per esaminare la funzione di ogni parte. Introdotto da Aristotele, ma compendiato da Isaac Newton e Renè Descartes, questo tipo di approccio meccanicistico ha portato, nell’ambito della medicina fisica, a libri riempiti di angoli goniometrici e vettori di forza, basati sul disegno più simile all’originale di ogni singola inserzione muscolare (Fig. In. 3). Dobbiamo ringraziare molti ricercatori per la brillante analisi e il conseguente lavoro sui muscoli specifici, sulle singole articolazioni e le loro precise interferenze.[1]

All’inizio del XX secolo la fisica passò, grazie ad Einstein e ad altri studiosi, in un universo relativistico, in cui vi era un linguaggio di rapporti, piuttosto che di causa ed effetto lineari, che Jung applicò a sua volta alla psicologia e che molti altri hanno applicato a vari settori. C’è voluto comunque tutto quel secolo perchè questo punto di vista si espandesse per raggiungere la medicina fisica. Questo testo è un piccolo passo in questa direzione, un sistema generale di pensiero applicabile all’analisi posturale e del movimento.
Cosa si può imparare dall’osservazione dei rapporti sinergici, legando le nostre parti l’una all’altra anzichè dissezionandole ulteriormente?
Non basta dire semplicemente che “ogni cosa è connessa” e fermarsi là: il terapista è abbandonato in un mondo nebuloso, addirittura vuoto, senza nessuno che lo guidi se non il puro “intuito”. La straordinaria teoria della relatività di Einstein non negava le leggi del movimento di Newton; piuttosto le includeva in uno schema più vasto. Allo stesso modo, la teoria dei meridiani miofasciali non elimina il valore delle molte tecniche e analisi basate sui singoli muscoli, ma semplicemente le colloca nel contesto del sistema come un tutto. Questo schema è un supplemento non una sostituzione delle attuali conoscenze sui muscoli. In altre parole, il muscolo splenio della testa fa ancora ruotare la testa ed estendere il collo e funziona, lo vedremo, come parte delle catene miofasciali elicoidali e laterali.
L’approccio ai meridiani miofasciali è il riconoscimento di un pattern esistente nel sistema muscolo-scheletrico come un tutto è un piccolo aspetto di questo singolo sistema fra la miriade di pattern ritmici e armonici in gioco nel corpo vivente. Come tale, è una piccola parte di una pià ¹ ampia revisione di noi stessi, non pià ¹ come le “macchine leggere” di Descartes, ma come sistemi informativi integrati, ciò che i matematici che si occupano di dinamica non lineare definiscono “autopoietici” (che si formano da sè).[2]
I tentativi di inserire la nostra struttura concettuale in una direzione relazionale possono sembrare inizialmente confusi o New Age, paragonati alle affermazioni incisive dei meccanicisti. Tuttavia, in definitiva, questa nuova visione porta a efficaci strategie terapeutiche integrative che non comprendono solo la meccanica, ma vanno anche oltre per affermare qualcosa di utile riguardo al comportamento del tutto che non corrisponde al comportamento della somma delle sue parti.
Se si dà un calcio a una palla, il modo pià ¹ interessante per analizzare il risultato è in termini di leggi meccaniche di forza e moto. L’inerzia, la gravità e l’attrito sono sufficienti per determinare la sua reazione al vostro calcio e il suo punto finale di riposo. Se invece si prende a calci un cane di grossa taglia, una simile analisi meccanica dei vettori e delle forze risultanti può dimostrarsi non significativa riguardo alla reazione del cane trattato come un tutto. L’analisi meccanica dei muscoli fornisce similmente un quadro incompleto dell’esperienza dei movimenti umani.
- 1. Luttgens K, Deutsch H, Hamilton N. Kinesiology, 8th edn. Dubuque, IA: WC Brown; 1992.
2. Kendall F, McCreary E. Muscles, testing and function, 3rd edn. Baltimore: Williams and Wilkins; 1983.
3. Fox E, Mathews D. The physiological basis of physical education, 3rd edn. New York: Saunders College Publications; 1981.
4. Alexander RM. The human machine. New York: Columbia University Press; 1992.
5. Hildebrand M. Analysis of vertebrate structure. New York: John Wiley; 1974.
↩ - 6. Prigogine I. Order out of chaos. New York: Bantam Books; 1984.
7. Damasio A. Descartes mistake. New York: GP Putnam; 1994.
8. Gleick J. Chaos. New York: Penguin; 1987.
9. Briggs J. Fractals. New York: Simon and Schuster; 1992. ↩
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