Il muscolo estensore della colonna vertebrale

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Scava-valli-2Il muscolo estensore della colonna vertebrale

I metodi per il trattamento dei muscoli posteriori sono così tanti e diversi che occorrerebbero molti libri per descriverli in dettaglio tutti. Qui includiamo poche considerazioni globali e tecniche.
Poichè gli estensori della colonna ricoprono le curvature posteriori, essi cooperano alla creazione di queste curve in profondità , insieme ai muscoli che si innestano sul davanti della colonna nel collo e nelle zone lombari (vedi Cap. 9 sulla Linea Frontale Profonda). Con ciò in mente la prima considerazione che facciamo è sulla profondità delle curve nella colonna: c’è una lordosi cervicale o lombare o una cifosi toracica? Osserviamo i processi spinosi per vedere se protrudono oltre i tessuti circostanti (formano “montagne”?), o si affondano sotto i tessuti miofasciali (formano “vallate”?).
La regola generale va contro l’intuizione: aumentiamo le montagne e scaviamo le valli. I tessuti miofasciali si sono dispiegati dai processi spinosi che protrudono (come nella cifosi), allargando e attaccandosi agli strati intorno. Questi tessuti necessitano di essere mossi medialmente, verso i processi spinosi, non solo per liberarli nel movimento, ma anche per dare un certo impulso in avanti a quelle vertebre che si sono disposte troppo arretrate. Al contrario quando le vertebre sono seppellite (come nella lordosi), i tessuti miofasciali contigui si spostano medialmente e si tendono, formando le “corde” dell’arco spinale. Questi tessuti vanno mossi lateralmente e allungati progressivamente dalla superficie in profondità . Questo permetterà alle vertebre incassate un maggiore spazio per spostarsi indietro.
Per accertare la capacità di allungamento ai vari livelli della colonna, fate sedere il vostro cliente su uno sgabello (o sul bordo del lettino, purchà © sia abbastanza basso per poggiare i piedi sul pavimento senza sforzo). Aiutate la persona ad assumere una posizione eretta, con il peso sulle tuberosità ischiatiche e la testa allungata verso l’alto ma sempre orizzontale. Spiegate al cliente di abbassare il mento verso il petto fino a sentire una tensione nella nuca, ma senza forzare. Lasciate che per il peso la fronte cominci a piegarsi avanti, “una vertebra alla volta”, mentre rimanete in piedi accanto e osservate. Cercate zone dove i singoli processi spinosi non si allontanano l’un l’altro, come quando un treno parte dalla stazione trascinando i vagoni uno alla volta. A meno dei casi pià ¹ in salute della colonna, troverete zone dove alcune o addirittura tratti interi di vertebre si muovono insieme, senza alcuna differenziazione. Nei casi di persone completamente bloccate vedrete la colonna muoversi come un pezzo unico, con il movimento in avanti ottenuto tramite la flessione dei fianchi, invece di curvare o flettere la colonna stessa.
L’accertamento può tramutarsi in un trattamento molto facilmente ponendo gentilmente una mano su un’area irrigidita ed incoraggiando la persona a cercare la curvatura o il movimento in quella parte della colonna. Da questa posizione si possono effettuare anche trattamenti manuali un po’ pià ¹ aggressivi. Cominciando nello stesso modo, appena il cliente comincia a ruotare in avanti dalla posizione mento su petto, posizionate la superficie dorsale delle falangi prossimali (le nocche del pugno semichiuso) su entrambi i lati della colonna a livello della articolazione cervicotoracica. Spostatevi in basso mentre la persona si piega avanti, mantenendo il ritmo con lui, e muovendo i tessuti in già ¹ e in fuori o in già ¹ e in dentro (a seconda delle “montagne” o degli “avvallamenti”) mentre seguite il piegamento. Dovreste raggiungere la fascia sacrale allo stesso tempo in cui che la persona è completamente avanti, petto sulle cosce.
àˆ’ molto importante che il cliente sia ben piazzato sui piedi, opponendosi contro di voi attraverso i piedi se necessario, ma senza farlo dal dorso. Questa tecnica dovrebbe essere assolutamente confortevole per la persona; fermatevi immediatamente nel caso si avvertissero dei dolori. La pressione che fate dovrebbe essere un po’ pià ¹ verso il basso che verso avanti. Per una lavoro pià ¹ specifico si possono usare le nocche, e certe volte un gomito “attento” può essere molto valido per un lavoro pià ¹ pesante.
C’è una variazione che può essere valida nei casi di cifosi, ma può essere applicata solo nei casi in cui c’ò una parte bassa della schiena molto forte. Dolori nella parte bassa posteriore durante questa tecnica sono controindicazioni per il trattamento. Fate effettuare al vostro cliente il piegamento in avanti come descritto prima. Quando l’applicatore (pugno, gomito, nocche) si trova nella parte pià ¹ posteriore della curva toracica (che dovrebbe essere verosimilmente l’area pià ¹ legata) spiegate al cliente di ‘curvarsi nella direzione opposta; portate lo sterno verso la parete di fronte’. Mantenete la posizione di dietro mentre lui apre in iperestensione con le anche flesse (un po’ come le polene delle navi antiche). Questo può produrre incredibili aperture del petto e della spina toracica. Queste tecniche possono essere ripetute molte volte, durante una sessione e in pià ¹ sessioni successive, senza effetti negativi, fino a che rimangano piacevoli e non dolorose per il cliente.


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