Anatomy Trains: che cosa c’è in un nome?
Edizione originale Elsevier Science Limited 2002. © Thomas Myers. All rights reserved.
Introduzione: stendere i binari
Anatomy Trains e i meridiani miofasciali: che cosa c’è in un nome?
Anatomy Trains è un termine descrittivo per tutto lo schema. E’ anche un modo di divertirsi un pò con un argomento abbastanza pesante, fornendo un’utile metafora per la collezione di continuità descritte in questo libro. L’immagine di binari, stazioni, scambi e così via è usata in tutto il manuale. Un singolo Anatomy Train è un termine equivalente a meridiano mio-fasciale.
La parola “miofascia” connota la natura inseparabile, riunita in fasci, del tessuto muscolare (mio-) e della sua rete accompagnatoria di tessuto connettivo, di cui si parlerà più esaurientemente nel Cap. 1 (Fig. In. 4).
La terapia manuale delle miofasce ha avuto una diffusione piuttosto larga fra i massoterapisti, gli osteopati e i fisioterapisti, partendo da diverse radici moderne. Queste comprendono il lavoro della mia iniziale insegnante, la Dott.ssa Ida Rolf[1] (Fig. In.5), una versione inglese diffusa dal Dott. Leon Chaitow[2] e altri, molti dei quali rivendicano in vari modi il proprio contributo originale, ma che, in realtà , fanno parte di una scuola mai interrotta di terapisti manipolatori che risale ad Esculapio e dall’antica Grecia alle nebbie della preistoria.[3]

Sebbene il termine “miofasciale” si sia affermato saldamente durante gli ultimi vent’anni, sostituendo “muscolo” in alcuni testi, sistemi ed etichette, esso è ancora largamente frainteso. In molte applicazioni di terapie “miofasciali”, le tecniche insegnate sono in realtà concentrate sui singoli muscoli (o unità miofasciali, se si deve essere precisi) e non riescono a rivolgersi specificamente all’aspetto comunicativo delle miofasce attraverso i percorsi e i piani del corpo.[4]
L’approccio ai meridiani miofasciali, come abbiamo notato, non sostituisce queste tecniche, ma sem-plicemente aggiunge una dimensione di connessione alle nostre considerazioni visive, palpatorie e motorie nella valutazione e nella cura (Fig. In. 6). Esso riempie un bisogno attuale per una visione globale della struttura e del movimento umani.
In ogni caso, la parola “miofasciale” è solo un’innovazione terminologica, poiché è sempre stato impossibile, sotto qualsiasi nome, entrare in contatto, in qualsiasi tempo e luogo, col tessuto muscolare senza che si intervenisse anche sui tessuti connettivi o fasciali ad esso associati. Anche quest’inclusione è incompleta, dal momento che nella pratica tutti i nostri interventi dovranno necessariamente entrare in contatto e influire sui tessuti nervosi, vascolari ed epiteliali. Tuttavia, l’approccio illustrato in questo testo ignora quasi questi altri effetti tessutali per concentrarsi su un aspetto dei pattern di disposizione - il disegno, se si vuole è del “corpo fibroso” nell’uomo adulto in posizione eretta.

Questo corpo fibroso è composto dall’intera rete di collagene, che comprende tutti i tessuti che circondano gli organi e danno inserzione ad essi, oltre al collagene nelle ossa, nella cartilagine e altrove. La “miofascia” restringe specificamente la nostra visione alle fibre muscolari immerse nelle loro fasce associate, in altre parole le miofasce (vedi Fig. In. 4). Per semplificare e mettere in evidenza un principio fondamentale di questo libro è la natura unitaria del tessuto fasciale è d’ora in poi ci si riferirà a questo tessuto con la sua forma singolare: miofascia.
Il termine “continuità miofasciale” descrive le connessioni fra due strutture adiacenti e allineate all’interno della rete strutturale. “Meridiano mio-fasciale” descrive una serie concatenata di questi tratti connessi di tendini e muscoli. Una continuità mio-fasciale, in altre parole, è una parte locale di un meridiano miofasciale.
Normalmente si adopera la parola “meridiano” nel contesto delle linee energetiche di trasmissione nel settore dell’agopuntura.[5] Ma non facciamo con-fusione: le linee meridiane miofasciali non sono meridiani dell’agopuntura, ma linee di trazione basate sull’anatomia occidentale standard, che trasmettono lo sforzo e il movimento attraverso la miofascia corporea intorno allo scheletro. Forse il concetto può in parte sovrapporsi con quello dei meridiani dell’agopuntura, ma non è equivalente. L’uso della parola “meridiani” corrisponde, nella mente dell’autore, ai meridiani della latitudine e longitudine che circondano la Terra (Fig. In. 7).

Nello stesso modo, questi meridiani circondano il corpo, delineando la geografia e la geometria all’interno della miofascia. Questo libro esamina il modo in cui questi percorsi di collegamento e trazione influiscono sulla struttura e sul funzionamento del corpo. Seppure si possano definire molte linee di tensione e individualmente si possano realizzare, per lesioni o atteggiamenti, linee di sforzo e connessioni specifiche; questo testo individua nella struttura umana undici continuità miofasciali. Il testo include le “regole” per costruire i meridiani miofasciali cosicchè il lettore esperto possa a sua volta costruire altre linee che possono essere altrettanto o maggiormente utili in certi casi. Siamo ragionevolmente certi che un approccio terapeutico abbastanza completo si possa ricavare dalle linee che abbiamo incluso, anche se siamo aperti alle nuove idee che un’ulteriore esplorazione e ricerche pià ¹ approfondite porteranno alla luce.
Dopo aver esaminato la struttura del corpo e il movimento umano dal punto di vista di tutta la rete fasciale nel Cap. 1, nel Cap. 2 si stabiliscono le regole e lo scopo del concetto dei meridiani miofasciali. I Capp. 3-9 presentano le linee dei meridiani miofasciali ed esaminano alcune implicazioni terapeutiche e orien-tate al movimento di ciascuna linea. Si noti che nel Cap. 3 la Linea Dorsale Superficiale viene presentata in modo esasperatamente dettagliato per chiarire i concetti dei meridiani miofasciali. I capitoli successivi sugli altri meridiani miofasciali sono stati redatti adoperando la terminologia e la struttura sviluppate in questo capitolo. Qualsiasi linea siate interessati a esplorare, potrebbe essere d’aiuto leggere prima il Cap. 3. Il resto del libro espone considerazioni sulla valutazione globale e la cura, che aiuteranno ad applicare il concetto dei meridiani miofasciali senza tener conto del metodo curativo.
Clicca qui per acquistare il libro
- Rolf I. Rolfing. Rochester, VT: Healing Arts Press; 1977. Further information and publications concerning Dr Rolf and her methods are available from the Rolf Institute, 295 Canyon Blvd, Boulder CO 80302 USA. ↩
- Chaitow L. Soft-tissue manipulation. Rochester, VT: Thorson; 1980.
↩ - 12. Sutcliffe J, Duin N. A history of medicine. New York: Barnes and Noble; 1992.
13. Singer C. A short history of anatomy and physiology from the Greeks to Harvey. New York: Dover; 1957. ↩ - (14. Barnes J. Myofascial release. Paoli, PA (1-800-347-2425): Myofascial Release Seminars; 1990.
15. Simons D, Travell J, Simons L. Myofascial pain and dysfunction: the trigger point manual. Vol. 1. Baltimore: Williams and Wilkins; 1998.) ↩ - 16-18. 16. Mann F. Acupuncture. New York: Random House; 1973.
17. Wiseman N, Boss K, Ellis A, Felt R. Fundamentals of Chinese acupuncture. Brookline, MA: Paradigm; 1991.
18. Hopkins Technology LLC. Complete acupuncture. CD-ROM. Hopkins, MN: Johns Hopkins University.
↩
Segnala l'articolo a un amico
Articolo pubblicato da il Martedì, Aprile 26th, 2005 all'ora 5:21 pm e si trova in Tessuto connettivo. Leggi i commenti all'articolo nel feed RSS 2.0. Al momento sono chiusi sia i commenti che i pings.
Commenti non previsti.