La Storia

© Elsevier Science Limited 2002. All rights reserved.Edizione originale Elsevier Science Limited 2002. © Thomas Myers. All rights reserved.

Introduzione: stendere i binari

La Storia
Il concetto dei meridiani miofasciali è nato dalla mia esperienza di insegnante di anatomia miofasciale agli studenti del Rolf Institute come pure a diversi gruppi di terapisti alternativi, compresi massoterapisti, osteopati, ostetriche, ballerini, istruttori di yoga, fisioterapisti e preparatori atletici, soprattutto negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa.
Partito dai circoli anatomici e osteopatici, il concetto che la fascia colleghi il corpo in una “rete senza fine”[1] ha costantemente guadagnato terreno. Tuttavia, data quella generalizzazione, lo studente può essere legittimamente confuso riguardo al fatto di porsi per trattare una spalla tenacemente bloccata, se lavorare sulle costole, sull’anca o sul collo. La successiva domanda logica “In che modo, esattamente, sono legate queste cose?” o “Ci sono alcune parti pià ¹ connesse di altre?” non ha una risposta precisa. Questo libro è l’inizio di una risposta a queste domande dei miei allievi.
Nel 1986, il Dott. James Oschman,[2] un biologo di Woods Hole che aveva compiuto un’accurata ricerca fra la letteratura in settori connessi alla guarigione, mi diede un articolo dell’antropologo sudafricano Raymond Dart sulla relazione a doppia spirale dei muscoli nel tronco.[3]
Dart non aveva dissotterrato il concetto dal terreno delle pianure degli australopitechi, ma dalla sua esperienza come studioso del metodo Alexander.[4] La disposizione dei muscoli concatenati che Dart descrisse è compresa nel libro come parte di ciò che ho definito la “Linea Spirale” e il suo articolo ha dato inizio al mio viaggio di scoperta che si è esteso alle continuità miofasciali qui presentate (Fig. In. 8).
Fig. In. 8 Anche se l'articolo originale di Dart non conteneva illustrazioni, questo disegno di Manaka mostra lo stesso pattern che Dart ha studiato. (Riprodotto da Manaka et al 1995, per gentile concessione.)
Fig. In. 9, L'anatomista tedesco Hoepke descrisse minuziosamente alcuni à¯Â¿Â½meridiani miofascialià¯Â¿Â½ nel suo libro del 1936, che traduce in inglese come Muscle-play (gioco muscolare). Idee meno precise, ma simili si trovano in Plastische Anatomie di Mollier (Mollier 1938). (Riprodotto da Hoepke 1936 per gentile concessione.)
Fig. In. 10 Il fisioterapista francese Leopold Busquet definà¯Â¿Â½ i suoi collegamenti muscolari à¯Â¿Â½chaà¯Â¿Â½nes musculairesà¯Â¿Â½, ma il suo concetto dei collegamenti à¯Â¿Â½ funzionale, mentre il legame dei meridiani miofasciali à¯Â¿Â½ fasciale. Si noti, per esempio, come le linee si incrocino dal davanti al dietro del ginocchio. (Schema riprodotto da Busquet 1992 per gentile concessione.) vedere anche www.chaines-musculaires.com
Fig. In. 11 Là¯Â¿Â½anatomista tedesco Tittel disegnà¯Â¿Â½ anche alcuni stupendi corpi atletici con sovrapposti collegamenti muscolari funzionali. Ancora una volta vi à¯Â¿Â½ differenza fra queste connessioni funzionali muscolari, che sono specifiche del movimento e momentanei, e le connessioni tessutali fasciali dei meridiani miofasciali, che sono pià¯Â¿Â½ permanenti e posturali (Riprodotto da Urban e Fischer per gentile concessione.)
Gli studi di dissezione, l’applicazione clinica, le infinite ore d’insegnamento e l’immersione nella lettura di vecchi libri hanno raffinato il concetto originario portandolo allo stato attuale.
Benchà © non avessi visto le continuità miofasciali descritte esaurientemente altrove, ero sia mortificato (per aver scoperto che le mie idee non erano totalmente originali) sia sollevato (per essermi reso conto che non ero completamente fuori strada) nel trovare, dopo aver pubblicato una prima versione di queste idee,[5] che un lavoro simile era stato compiuto da alcuni anatomisti tedeschi negli anni ‘30 del novecento (Fig. In. 9).[6] Ci sono inoltre analogie con le “chaà ®nes musculaires” (catene muscolari) dell’osteopata e fisioterapista francese Leopold Busquet,[7] alle quali sono stato recentemente introdotto grazie a un gruppo di fisioterapisti belgi. Le “chaà ®nes musculaires” si basano su legami funzionali - passando, per esempio, dal muscolo quadricipite femorale ai muscoli gastrocnemii e al muscolo soleo è mentre i meridiani miofasciali si basano su connessioni fasciali dirette (Fig. In. 10). Anche gli schemi pià ¹ recenti dell’anatomista tedesco Tittel si basano su col-legamenti funzionali piuttosto che fasciali (Fig. In. 11).[8]
Con la rinnovata fiducia che accompagna questa conferma, i miei colleghi e io abbiamo testato e insegnato un sistema d’integrazione strutturale fondato su questi meridiani. I terapisti provenienti da questi corsi registrano un notevole miglioramento nella loro capacità di affrontare problemi strutturali complessi, con crescenti percentuali di successo. Questo libro è stato studiato per rendere il concetto accessibile a un pubblico pià ¹ vasto.

Note all’articolo:
  1. Schultz L, Feitis R. The endless web. Berkeley: North Atlantic Books; 1996.
  2. 20. Oschman J. Readings in the scientific basis of bodywork. Dover, NH: NORA; 1997.
    21. Oschman J. Energy medicine. Edinburgh: Churchill Livingstone, 2000.
  3. (Dart R. Voluntary musculature in the human body: the double-spiral arrangement. British Journal of Physical Medicine 1950; 13(12NS):265-268.)
  4. Barlow W. The Alexander technique. New York: Alfred A Knopf; 1973.
  5. (24. Myers T. The Anatomy Trains. Journal of Bodywork and Movement Therapies 1997; 1(2):91,101.
    25. Myers T. The Anatomy Trains. Journal of Bodywork and Movement Therapies 1997; 1(3):134-145.)
  6. Hoepke H. Das Muskelspiel des Menschen. Stuttgart: Gustav Fischer Verlag; 1936.
  7. 27. Godelieve D-S. Le manuel du mezieriste. Paris: Editions Frison-Roche; 1995.
    28. Busquet L. Les chaà ®nes musculaires. Vols 1-4. Frères, Mairlot; 1992. Maà ®tres et Clefs de la Posture.
  8. Tittel K. Beschreibende und Funktionelle Anatomie des Menschen. Munich: Urban & Fischer; 1956

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